| La storia di una famiglia americana medio borghese. Un affresco psicoanalitico di una società bacata, basata sull’apparire. Comunque lo si voglia definire, è un libro che appassiona in tutto, piace come racconta le personalità, i sentimenti, le emozioni. Ne viene fuori un ritratto preciso di ogni personaggio, e la capacità di immedesimarsi. I genitori di questa famiglia sono Enid e Alfred. Lei è una madre che si fa un’idea di come vorrebbe la sua vita e cerca di vivere nello specchio riflesso di questa sua idea, non potendo avere tale vita. Un po’ come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia, anche lei fa finta che il suo rapporto con il marito è rispettabile, si impegna a mostrarsi agli altri “come si deve”. Cerca di educare i figli nel modo più convenevole in questa società e ci tiene sempre e in tutto al parere dei vicini di casa, a tal punto da avere come missione di vita correggere i figli usando come unità di misura il successo altrui. Anche la propria casa la arreda in un lusso che non può permettersi, per dare l’immagine tanto agognata. Tutta la sua frustrazione è nel non essere riuscita a diventare ricca, rimproverando di questo il marito. Il suo desiderio è di riunire la famiglia per un ultimo Natale, per fingere per l’ennesima volta una vita familiare normale e serena. Alfred è un uomo onesto, ligio al dovere, ammalato del morbo di Parkinson che non vuole riconoscere. Egoista e spietato, ha sempre perso l’occasione di fare soldi. Un personaggio che a me ha fatto molta tenerezza e a volte rabbia nella sua testardaggine. Enid e Alfred hanno tre figli: Chip, Gary e Denise. Il risultato dell’educazione ricevuta dai genitori è un vero disastro, manifestando, i figli, un’indole lontana dalla strada giusta intesa da Enid. Chip aveva una vita brillante, gli piaceva il suo lavoro e ciò nonostante l’ha rovinato per cedere alle smancerie di un’alunna. In tutta la sua storia si evince la sua personalità insicura, oserei dire malata, perversa, sempre dietro a donne che poi inevitabilmente lo lasciano. Impulsivo, un po’ bambino, irrefrenabile, e influenzabile, alla fine si fa trascinare in un nuovo lavoro in Lituania, rendendosi colpevole di una truffa e rischiando persino di rimetterci la pelle. Gary è il figlio più simile al padre, anche lui colpito da una depressione che però non vuole riconoscere. Ha tre figli, in continua lotta con la moglie infantile; debole e vittima anche lui dell’educazione dei genitori. Denise è il personaggio che più mi è piaciuto, bella, intelligente, sa sempre cosa fare e anche quando sbaglia sembra sicura di se. Dell’educazione della famiglia si porta indietro un forte senso di colpa nei confronti di tutti, come se dovesse sempre qualcosa a tutti, senso di colpa che cerca di sconfiggere e controllare, ma alla fine tutti i problemi psicologici irrisolti si ritrovano tutti, manifestandosi in una sessualità incerta. E anche lei perde il lavoro in cui aveva un successo enorme per essere andata a letto con la moglie del capo. Mi e’ piaciuto notare l’ironia del fatto che la famiglia vive a Saint Jude, che è il santo delle cause disperate. E’ facile per tutti riconoscersi in questa famiglia. Si deduce tutta l’amarezza di una famiglia che non è unita e quindi i genitori diventano un peso per i figli. Triste, ma una realtà molto frequente, dura da accettare. Le correzioni nel titolo si riferisce allo sforzo di correggere i comportamenti da ogni deviazione dal giusto, correggere gli eventi. E’ bello riflettere su questo titolo, chiedendosi se è possibile correggere la vita, come si corregge un tema. |
| E quando l’evento, il grosso cambiamento nella tua vita è semplicemente una presa di coscienza, non è strano? Non c’è assolutamente nulla di diverso, tranne il fatto che vedi le cose in un altro modo e di conseguenza sei meno impaurita e meno ansiosa e nel complesso più forte: non è sorprendente che una cosa completamente invisibile nella tua testa possa sembrarti più vera di qualunque altra cosa tu abbia mai provato prima? Vedi tutto più chiaramente, e sai che stai vedendo più chiaramente. E capisci che questo significa amare la vita, questo intendono tutti coloro che parlano seriamente di Dio. Momenti come questo. |
| Jonathan Franzen è nato il 1959 a Chicago, ha quarantadue anni e vive a New York. Ha scritto altri 4 romanzi: La ventisettesima città, Forte Movimento, Zona disagio, Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa. Pubblica regolarmente racconti e saggi su "The New Yorker" e su "Harper's". |