Chi sono

Utente: pappoletta
Nome: Paola
Datemi un mattarello. Che cosa ne vuoi fare? Lo voglio dare in testa a chi non mi va...ah ah scherzi a parte... Sono la dimostrazione che noi siamo la continuazione dei nostri genitori, di mia madre ho preso la passione della cucina e degli attrezzi (li voglio avere tutti, anche quelli che non servono) e da mio padre ho ereditato la sua passione dei libri e la sua biblioteca. Credo di avere piu' di mille libri, invece di attrezzi molti di meno, ma sto sempre in tempo per pareggiare i conti!

Archivio

oggi
--- 2007 ---

I bloggers miei amici

La mia amica Angelica

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
Blog di ricette e recensioni di libri
martedì, 10 aprile 2007

Ho paura torero, di Pedro Lemebel

copertinaHoPauraTorero
E’ un bellissimo romanzo, parole scritte come una poesia, una canzone, dolce e profondo, e’ uno dei libri che ti rimangono dentro per sempre. Conservo ancora con piacere le emozioni che il libro mi ha lasciato, ne sono stata completamente incantata. La fata dell’angolo è ancora adesso uno dei personaggi della letteratura che mi hanno stregato e che vorrei tanto aver conosciuto. Il libro è ambientato a Santiago nel 1862, nel periodo della dittatura di Pinochet, che ha regalato al paese anni di sofferenze, persecuzioni, torture, uccisioni e sparizioni di avversari politici e di dissidenti. In questo clima non proprio sereno, vive la Fata canterina, in una periferia di Santiago, dove usa le sue mani belle e agili per ricamare e cucire lenzuola e tovaglie da vendere alle donne ricche della città. La fata è un travestito, adora cantare e cambia sempre canale quando gli capita una frequenza che parla di politica. Nonostante questa sua avversione alla politica incontra un uomo, Carlos, che di politica vive, di cui si innamorerà perdutamente. E il libro continua così, descrivendo parole di amore per Carlos, per l’uomo che usa la casa della Fata per incontrarsi con gli altri dissidenti, che tutto prende dalla fata, ma che non potrà mai ricambiare il suo amore. Bella la descrizione della gita che i due fanno, belle tutte le descrizioni, i dialoghi, pura poesia per le orecchie. La gita doveva servire a Carlos come sopralluogo di quei posti che avrebbe dovuto usare in seguito con gli amici per organizzare un attentato al dittatore, dal quale invece Pinochet si salva. Alla fine anche la fata rimane coinvolta, per avergli consentito di usare la sua casa e sarà costretta a lasciare il suo nido per ricominciare tutto daccapo. Tutti i personaggi che si incontrano rimangono impressi nella mente del lettore, come il dittatore cattivo e senza anima, abituato a dormire in posizione dei morti, che ignora completamente le chiacchiere continue ed esasperanti della moglie, la moglie stessa che parla parla parla…Carlos dolce e in un certo senso innamorato della fata, le amiche della fata, ma il personaggio più bello è ovviamente lui (o lei), la fata. Quando penso al libro mi viene sempre in mente l’immagine di lei che canta e lavora e balla. E’ un romanzo d’amore pieno di passione, ma e’ anche un romanzo politico. Quanti aggettivi riuscirei a trovare per descrivere questo libro: colorato, passionale ma mai volgare, dolce e amaro, ironico, commovente. Da leggere.
 
Fatevi un regalo, lo apprezzerete, e ne uscirete piacevolmente cambiati.
 
Due parole sull’autore:
Pedro Lemebel è nato a Santiago negli anni 50, è una delle figure più amate della sinistra cilena. E’ scrittore, fotografo, cineasta, attivista del movimento gay. Lemebel porta alla luce il Cile sommerso con le sue cronache urbane che pubblica sui giornali di opposizione.
 
Approfondimenti:
http://www.carmillaonline.com/archives/2005/02/001216.html
http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/329/cafelib.htm

giovedì, 22 marzo 2007

Le correzioni, di Jonathan Franzen

copertinaLeCorrezioni
La storia di una famiglia americana medio borghese. Un affresco psicoanalitico di una società bacata, basata sull’apparire. Comunque lo si voglia definire, è un libro che appassiona in tutto, piace come racconta le personalità, i sentimenti, le emozioni. Ne viene fuori un ritratto preciso di ogni personaggio, e la capacità di immedesimarsi. I genitori di questa famiglia sono Enid e Alfred. Lei è una madre che si fa un’idea di come vorrebbe la sua vita e cerca di vivere nello specchio riflesso di questa sua idea, non potendo avere tale vita. Un po’ come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia, anche lei fa finta che il suo rapporto con il marito è rispettabile, si impegna a mostrarsi agli altri “come si deve”. Cerca di educare i figli nel modo più convenevole in questa società e ci tiene sempre e in tutto al parere dei vicini di casa, a tal punto da avere come missione di vita correggere i figli usando come unità di misura il successo altrui. Anche la propria casa la arreda in un lusso che non può permettersi, per dare l’immagine tanto agognata. Tutta la sua frustrazione è nel non essere riuscita a diventare ricca, rimproverando di questo il marito. Il suo desiderio è di riunire la famiglia per un ultimo Natale, per fingere per l’ennesima volta una vita familiare normale e serena. Alfred è un uomo onesto, ligio al dovere, ammalato del morbo di Parkinson che non vuole riconoscere. Egoista e spietato, ha sempre perso l’occasione di fare soldi. Un personaggio che a me ha fatto molta tenerezza e a volte rabbia nella sua testardaggine. Enid e Alfred hanno tre figli: Chip, Gary e Denise. Il risultato dell’educazione ricevuta dai genitori è un vero disastro, manifestando, i figli, un’indole lontana dalla strada giusta intesa da Enid. Chip aveva una vita brillante, gli piaceva il suo lavoro e ciò nonostante l’ha rovinato per cedere alle smancerie di un’alunna. In tutta la sua storia si evince la sua personalità insicura, oserei dire malata, perversa, sempre dietro a donne che poi inevitabilmente lo lasciano. Impulsivo, un po’ bambino, irrefrenabile, e influenzabile, alla fine si fa trascinare in un nuovo lavoro in Lituania, rendendosi colpevole di una truffa e rischiando persino di rimetterci la pelle. Gary è il figlio più simile al padre, anche lui colpito da una depressione che però non vuole riconoscere. Ha tre figli, in continua lotta con la moglie infantile; debole e vittima anche lui dell’educazione dei genitori. Denise è il personaggio che più mi è piaciuto, bella, intelligente, sa sempre cosa fare e anche quando sbaglia sembra sicura di se. Dell’educazione della famiglia si porta indietro un forte senso di colpa nei confronti di tutti, come se dovesse sempre qualcosa a tutti, senso di colpa che cerca di sconfiggere e controllare, ma alla fine tutti i problemi psicologici irrisolti si ritrovano tutti, manifestandosi in una sessualità incerta. E anche lei perde il lavoro in cui aveva un successo enorme per essere andata a letto con la moglie del capo. Mi e’ piaciuto notare l’ironia del fatto che la famiglia vive a Saint Jude, che è il santo delle cause disperate. E’ facile per tutti riconoscersi in questa famiglia. Si deduce tutta l’amarezza di una famiglia che non è unita e quindi i genitori diventano un peso per i figli. Triste, ma una realtà molto frequente, dura da accettare. Le correzioni nel titolo si riferisce allo sforzo di correggere i comportamenti da ogni deviazione dal giusto, correggere gli eventi. E’ bello riflettere su questo titolo, chiedendosi se è possibile correggere la vita, come si corregge un tema.
 
Cosa ne pensate voi? Lo avete letto? Se lo avete letto fatemi sapere i vostri pareri, mi piacerebbe che questo spazio sia usato per uno scambio di pensieri. Se non lo avete letto….leggetelo! ve lo consiglio a cuore aperto!
 
Sottolineato dal libro:
E quando l’evento, il grosso cambiamento nella tua vita è semplicemente una presa di coscienza, non è strano? Non c’è assolutamente nulla di diverso, tranne il fatto che vedi le cose in un altro modo e di conseguenza sei meno impaurita e meno ansiosa e nel complesso più forte: non è sorprendente che una cosa completamente invisibile nella tua testa possa sembrarti più vera di qualunque altra cosa tu abbia mai provato prima? Vedi tutto più chiaramente, e sai che stai vedendo più chiaramente. E capisci che questo significa amare la vita, questo intendono tutti coloro che parlano seriamente di Dio. Momenti come questo.
 
Due parole sull’autore:
Jonathan Franzen è nato il 1959 a Chicago, ha quarantadue anni e vive a New York. Ha scritto altri 4 romanzi: La ventisettesima città, Forte Movimento, Zona disagio, Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa. Pubblica regolarmente racconti e saggi su "The New Yorker" e su "Harper's".
 
Approfondimenti:
Sito dell’autore
Notizie dalla rete

postato da: pappoletta alle ore 10:55 | link | commenti (16)
categorie: recensioni libri, le correzioni di j franzen